Il Turismo LGBT per hotel: un’opportunità ancora inespressa 

Il turismo LGBT è una leva sconosciuta per l’hotel italiano. Scopriamo perché.

Il mercato del turismo gay italiano è sconosciuto agli hotel: anch’esso un cluster come quello golfistico, leisure, enogastronomico, ecc non trova facile concretizzazione nella realtà del Bel Paese.

Grazie all’Indice LGBTQ+ realizzato da Sonders and Beach con The Data Appeal, si evidenzia come le potenzialità italiane per questo target sono addirittura migliori di Spagna e Germania, in quanto il sentiment di benessere ed accoglienza del nostro Paese viene recensito in maniera molto positiva. Allora, perché non prestare attenzione a quel mercato che, forse più di ogni altro, valorizza la qualità e la sicurezza dell’accoglienza?

Perché interessarsi al turismo LGBT?

Il turismo LGBT, consolidato target mediamente altospendente, è in trasformazione: crescono le famiglie arcobaleno ed i viaggi condotti da coppie lesbiche. 

Nel mercato gay nord-americano – per il turismo italiano incoming, il più redditizio – la capacità di spesa permette anche 2 o 3 viaggi long haul all’anno e con scelta di servizi di ospitalità  a quattro e cinque stelle.

L’Italia è nella bucket list dei viaggi più ambiti e per i quali si risparmia tutta una vita. Il soggiorno medio si attesta sulle 6 notti e l’indotto generato per servizi a terra (ristoranti, attrazioni, trasferimenti, ecc) nelle destinazioni italiane genera cifre a diversi zeri.

E l’Italia?

Tuttavia, l’Italia non emerge come destinazione gay-friendly, al settimo posto dopo Olanda, Svezia, Benelux, Germania, Spagna, Grecia, sebbene siamo considerati campioni di accoglienza.

Allora cosa può fare l’hotel per eccellere anche nel turismo LGBT?

L’hotel può fare la differenza: ‘sposare’ i valori di inclusione, formare lo staff su questi, svolgere attività di supporto alle associazioni della comunità LGBTQ+, ‘parlare’ la lingua dell’ospitalità verso ogni persona sia nella comunicazione online che offline, anche a livello grafico…azioni che comunicano lo ‘stare bene’, percepito come espressione di benessere sia dentro l’azienda – lo staff – che con il pubblico. 

Cosa serve per comunicare che si è gay-friendly?

Certamente, si tratta di acquisire competenze, di applicare un know-how che non ci si può inventare. Tuttavia, se si è convinti che parlare di inclusione è comunque benefico – non soltanto dal punto di vista economico – se si percepisce che il mercato turistico LGBTQ+ è in crescita e che deve essere valorizzato come ogni altro cluster, allora serve approfondire, serve conoscere il marketing LGBTQ+, per evitare di compiere errori, difficilmente recuperabili.   

Cosa fare per intraprendere il cammino dell’ospitalità gay-friendly?

Quattro azioni possono fare la differenza per specializzarsi sull’accoglienza per il turismo LGBT:

  1. Formazione dedicata dello staff: quanto si apprende per l’ospitalità LGBTQ+ è declinabile, con i dovuti aggiustamenti, ad ogni target. Quindi l’investimento in formazione ha un significativo ‘value for money’
  •  Consulenza di marketing LGBTQ+: parole e grafiche dedicate, che coinvolgono anche persone alleate della comunità lgbtq+, sempre più numerose ed attente ai temi della responsabilità sociale;
  • Certificazione: comunicare in maniera tangibile l’impegno verso l’accoglienza e l’ospitalità LGBTQ+ attraverso il linguaggio della certificazione ‘seria’, che preveda audit di terza parte, in modo che sia oggettivamente concreta, monitorabile e non solo rainbow-washing;
  • Alleanze: aprirsi ad alleanze con associazioni lgbtq+, diventarne parte, scegliere fornitori appartenenti alla comunità, organizzare eventi di sensibilizzazione con loro.

Così contribuiamo ad un turismo davvero ospitale e di valore.

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