Turismo LGBT: l’Italia è destinazione top

Turismo LGBT e Italia, il Bel Paese è destinazione desiderata dal mercato LGBTQ+: siamo pronti ad accoglierlo?

Siamo soliti creare una dicotomia, quando si parla di mercato turistico: prima e dopo la pandemia. 

È l’utilità del viaggio ad aver assunto un significato nuovo, nella ripresa post pandemica, che già aleggiava prima del 2020: il turismo è esperienza, conoscenza, apprendimento e anche mettersi alla prova in ambienti diversi dal proprio, talvolta inaspettati. 

Il turismo LGBT si allinea a quel trend e si arricchisce di una nuova e potente sensibilità verso destinazioni che promuovano davvero il tema dell’equità e dell’inclusione, che possano garantire sicurezza per la comunità gay e non solo. Come stiamo vedendo con la Gen Z – che si considera generazione fluida – il valore del viaggio è strettamente ancorato al benessere non solo personale, bensì condiviso con le comunità e con i loro ambienti.

Turismo LGBT e la destinazione Italia 

Il turismo LGBTQ ha sempre avuto grande attrazione verso l’Italia Meridionale: già all’epoca del Gran Tour ottocentesco, viaggiatori come Oscar Wilde, Van Gloeden, William Andersen e molti altri destinavano le proprie risorse a creare un ‘buen retiro’ tra Napoli e Taormina, in particolare quando le loro Nazioni di origine si dimostravano particolarmente ostili verso orientamenti sessuali non etero. 

Oggi, le motivazioni sono in parte cambiate, lasciando più spazio agli aspetti culturali, all’interesse storico verso le civiltà che si sono alternate nella Penisola, lasciando grandi testimonianze del loro passaggio. Partendo dalla cultura etrusco-romana fino al Rinascimento ed oltre, numerose sono le storie che raccontano di luoghi e persone che oggi definiremmo gay/gay-friendly.

Il retaggio gay della cultura italiana

Le guide che troviamo nei centri storici, che raccontano ai turisti l’evento, la storia, il personaggio, l’artista oggetto del loro tour, spesso omettono quelle definibili come ‘narrazioni sconosciute’. Parlare di Michelangelo, di Leonardo da Vinci, di Benvenuto Cellini – per citarne solo alcuni – senza incursioni nella conoscenza della loro spiritualità, del loro pensiero, del rapporto con la società del tempo e di come vivessero anche la propria sessualità, è molto riduttivo e non permette talvolta di cogliere la reale essenza delle loro ispirazioni. Quanti vedono, nella Cappella Sistina, due angioletti che si baciano? Quanti riconoscono la fisicità mascolina nei dipinti di Michelangelo che ritraggano donne? E quanti conoscono la reale storia di Salaj, scolaro di Leonardo da Vinci e ritratto con un dolce viso dai lineamenti quasi femminili?

Possiamo quindi dire che la grande arte di cui l’Italia è portavoce deve molto ai turbinii di anime complesse, che hanno vissuto epoche in cui la società osteggiava apertamente ogni attrazione omosessuale e condannava al carcere o all’esilio. 

Diverso invece l’approccio al tema da parte della società romana, che riduceva i rapporti tra persone dello stesso sesso a mera questione di potere e non aveva alcun risvolto morale. D’altronde, i Romani furono grandi militari e conquistatori: la sudditanza, anche sessuale, faceva parte dei costumi sociali e non generava alcun pregiudizio.

Turismo LGBT, come fare per comunicare questa ricchezza al viaggiatore gay?

L’Italia attrae turismo LGBT e non per diversi fattori, oltre a quelli culturali: il clima, la bellezza naturale, la sua biodiversità, la sua cucina, il calore della sua ospitalità, per la quale superiamo la Spagna, la Francia e la Grecia. Tuttavia, non è possibile adagiarsi sugli allori e ‘stare a guardare’. Anche perché oggi non regolamentare il turismo, migliorarne la qualità percepita in stretta relazione con quella attesa, può essere rischioso.

Si parla molto di sostenibilità ambientale, dimenticando che questa esiste solo in equilibrio con quella sociale ed economica. In particolare, quando parliamo di accoglienza, la capacità di comunicare ed operare in termini di inclusione ed equità, è ormai un’esigenza che tutti gli operatori turistici dovrebbero riconoscere. L’accoglienza per il turista LGBT è proprio una di esse. 

Non si può accettare la frase ‘siamo tutti uguali e noi trattiamo tutti da pari’ perché, in effetti, i mercati non funzionano così. I mercati funzionano quando si conoscono i desideri del viaggiatore, addirittura li si anticipano, tanto da generare quell’effetto wow! di cui parlano i libri di marketing. E i desideri della comunità gay vanno valorizzati non solo dalla singola azienda, ma anche dalla destinazione. Quali sono questi desideri per il turista gay che sceglie l’Italia come destinazione?

Non solo l’ovvio….

Certamente quando si parla di turismo LGBT, la destinazione deve essere percepita come sicura per il turista gay e lo stesso vale anche per la struttura turistica ospitante. Non si deve temere di camminare per strada mano nella mano e diventare obiettivo di pregiudizi o azioni violente, per esempio.

È la qualità dell’offerta turistica a fare da attrattore: le azioni di marketing devono essere mirate e ben focalizzate su questo aspetto con grafiche ed immagini consone su siti e dépliants, con attenzione alla scelta delle parole, con proposte di tours veicolati attraverso i giusti canali on ed offline. 

Dato per assodato che la differenza tra buona e cattiva offerta turistica dipende sempre dal suo contenuto e dalla sua comunicazione, questi due fattori (contenuto e comunicazione) vanno approfonditi prima di affrontare il mercato lgbtq+. Training e formazione per destinazioni, DMC, hotels, ristoranti e per tutto i settori coinvolti nell’ospitalità sono essenziali per apprendere come fare. Rivolgersi ad aziende di consulenza che abbiano acquisito e generato esperienze, con competenze in grado di creare un piano di offerta che includa anche la comunità LGBTQ+ ed i suoi alleati è ormai un’esigenza non procrastinabile, in un mondo in cui circa l’8% della popolazione totale si definisce gay. Pensare di saper fare da sol*, ‘tanto siamo tutti uguali’ si trasforma sempre in un grave errore, le cui conseguenze si ritorcono sulle aziende medesime, che rischiano di perdere credibilità e posizionamento di mercato a causa dell’eccessiva leggerezza con cui si è approcciato il turismo gay, tra i più altospendenti al mondo. 

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