Business travel e inclusione: perché donne, giovani e viaggiatori LGBTQ+ si sentono meno tutelati

I viaggi di lavoro sono una parte essenziale della crescita professionale e aziendale. Eppure, non tutti i dipendenti li vivono nello stesso modo. Un recente sondaggio di World Travel Protection, condotto su oltre 2.000 business traveller in Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Australia, ha fatto emergere una realtà che i manager non possono più ignorare: donne, persone LGBTQ+ e giovani professionisti affrontano rischi maggiori e si sentono meno supportati dalle aziende.

Cosa dicono i numeri

I dati parlano chiaro. Il 71% delle donne ritiene che viaggiare per lavoro sia meno sicuro rispetto ai colleghi uomini. Non si tratta solo di percezione: il 12% delle viaggiatrici ha riportato episodi negativi reali, che spaziano dal furto alle molestie. Non sorprende quindi che il 31% scelga di non uscire mai da sola di notte durante una trasferta, contro il 18% degli uomini.

Per la comunità LGBTQ+, il tema diventa ancora più complesso. In studi paralleli, circa il 95% dei professionisti LGBTQ+ ha dichiarato di nascondere la propria identità durante i viaggi di lavoro, soprattutto in destinazioni considerate a rischio. L’85% ha modificato i propri piani di viaggio per motivi legati alla sicurezza, rispetto al 53% dei colleghi non LGBTQ+.

Anche i più giovani, spesso con meno esperienza internazionale, si sentono meno preparati e più vulnerabili in contesti nuovi, specie in destinazioni con standard di sicurezza non uniformi.

Perché le aziende devono preoccuparsi

Questi dati non sono solo una questione di responsabilità sociale. Hanno conseguenze dirette sul business.

  • Se i dipendenti non si sentono tutelati, rifiuteranno viaggi importanti o addirittura prenderanno in considerazione di lasciare l’azienda.
  • I cambiamenti last-minute nei programmi, dettati da paure o mancanza di sicurezza, comportano costi nascosti in termini di tempo, logistica e produttività.
  • La reputazione aziendale può subire danni rilevanti in caso di incidenti o mancanza di supporto documentata.

In un mercato globale sempre più competitivo, trascurare l’inclusione e la sicurezza nei viaggi d’affari significa esporsi a rischi legali, reputazionali e finanziari.

Cosa possono fare HR e Travel Manager

La soluzione non è complessa, ma richiede consapevolezza e strategia. Alcune azioni concrete che le aziende possono implementare:

  • Policy di viaggio inclusive: protocolli che tengano conto delle esigenze specifiche di donne, LGBTQ+ e giovani viaggiatori.
  • Formazione pre-partenza: briefing obbligatori su rischi di genere, norme culturali e legislazioni locali.
  • Supporto 24/7: canali diretti e rapidi per richiedere assistenza in caso di difficoltà.
  • Partnership con esperti locali: reti di contatti in grado di fornire sicurezza, accoglienza e supporto.
  • Feedback e monitoraggio: indagini interne per raccogliere esperienze e migliorare continuamente i programmi di travel risk management.

La nuova priorità: sicurezza come leva di attrazione e retention

Investire in sicurezza e inclusione nei viaggi di lavoro non è più solo un “nice to have”. È una leva strategica per attrarre e trattenere talenti, specialmente in un contesto in cui le nuove generazioni scelgono le aziende anche in base al loro impegno per il benessere dei dipendenti.

In definitiva, rendere il business travel più sicuro e inclusivo significa non solo proteggere le persone, ma rafforzare anche la competitività dell’organizzazione.

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